L'arte del Karate Sankukai

L'arte della "Scuola dei tre cerchi"

Posizioni

Programma tecnico

Programma Tecnico Sankukai

 

Kihon

 

Posizioni

Musubi - dachi
Heisoku – dachi
Hachigi – dachi
Uchi hachigi – dachi
Zenkutsu – dachi
Kokutsu – dachi
Shiko – dachi
Sanchin – dachi
Neko ashi – dachi
Kata ashi – dachi
Kosa dachi
 

Programma tecnico

Programma tecnico

Karate Sankukai

Programma tecnico

e

Programma esami

a cura della direzione didattica

 Programma tecnico

Questo documento raccoglie il programma tecnico dello stile Sankukai .

Non è intenzione dei redattori fornire spiegazioni teoriche sulle tecniche e sul modo corretto di eseguirle. Questi aspetti vanno necessariamente affrontati in un dojo sotto la supervisione di un maestro qualificato.

La prima parte di questo documento è il compendio delle tecniche che costituiscono il programma tecnico dello stile sankukai, ovvero l’elenco delle tecniche che un buon karateka deve saper eseguire.

La seconda parte elenca il programma d’esame per le cinture, ovvero le conoscenze minime necessarie grado per grado che ciascun karateka deve saper mettere in pratica, a seconda del livello raggiunto.

 

Breve storia del Karate Sankukai

Storia

Breve storia dell'arte
Sankukai

Il Maestro Y. Nanbu nacque a Kobe, in Giappone, nel febbraio 1943.
Appartiene ad una vecchia famiglia di judoka. Il nonno era un lottatore di Sumo molto famoso; suo padre (5° dan), teneva corsi di judo al Dojo della Polizia, della città di Kobe.
Sotto la direttiva del padre, il maestro Nanbu cominciò a praticare il judo a soli cinque anni.
Quando entrò nella scuola comunale, imparò il kendo sotto la guida di suo zio.
Negli anni cinquanta, sia il Karate che l'Aikido erano vietati (infatti il generale Mac Artur, comandante delle forze di occupazione degli Stati Uniti in Giappone, aveva proibito la pratica di queste due discipline).
Così Nanbu dovette cominciare a praticare queste arti sotto la direzione del maestro Someka, che era direttore di un club "amichevole".
Fortemente attratto dalle discipline marziali cominciò a leggere con avidità i libri di suo padre su tutte le arti marziali ed imparò ad utilizzare varie armi (Tonfa, Nuntchaku, Tambo, Sai ecc).

A diciotto anni il maestro Nanbu entrò nella facoltà di Scienze Economiche di Osaka, dove si ritrovò sotto la guida del Maestro Tani, 8° dan, che praticava Shito-Ryu.
Fu ben presto promosso capitano della squadra di Karate della sua università, titolo molto onorevole, data l'importanza dei karateka universitari giapponesi.
Nel 1963 divenne campione universitario del Giappone (c'erano ben 1250 concorrenti).
Per questa vittoria Yoshinao Nanbu ricevette ufficialmente la "medaglia al valore" (Segno distintivo per i Karateka giapponesi) direttamente dalle mani del direttore dell'università di Waseda, Ohama, promotore dell'organizzazione dell'Associazione degli studenti università.
Nel 1964 ricevette l'invito da PLEE, allora promotore del Karate in Francia, a partecipare come invitato alla coppa di Francia; la vinse combattendo individualmente.
Partecipò anche alla coppa internazionale di Cannes (sette Paesi: Gran Bretagna, Germania, Italia, Norvegia, Stati Uniti, Svizzera e Francia), e vinse nella categoria combattimento individuale.
Da questo momento il maestro Nanbu comincio a considerare la sua arte come una professione, e così di conseguenza modificò i suoi programmi.
Nel 1968 andò a trovare tutti i maestri giapponesi che riuscì a reperire. Si allenò con loro per cercare di imparare tutti i tipi di tecniche e strategie; ufficialmente però si trovava ancora sotto le direttive del maestro Tani e cioè del SHUKOKAI-SHITO-RYU.
Lo stesso anno, proprio su richiesta del maestro Tani (il quale pensava che Nanbu avesse un genio particolare per il Karate), Nanbu si impegnò per mettere in piedi l'organizzazione mondiale di Shukokai.
La sua riunione ebbe successo grazie alle numerose dimostrazioni da lui date in parecchi Paesi, come la Scozia, la Gran Bretagna, la Francia, la Norvegia, la Germania, l'Italia, il Belgio e la Jugoslavia.
Aprì in seguito dei "club Nanbu" a Parigi e in provincia, e divenne allenatore della squadra francese.
(I suoi nuovi allievi da quel momento cominciarono a vincere i campionati di Francia e d'Europa).
In seguito ai suoi duri sforzi per promuovere il Shukokai, il maestro Nanbu venne nominato presidente della federazione scozzese di karate, consigliere e direttore tecnico della federazione belga di karate, presidente della federazione norvegese di karate, consigliere e direttore tecnico della squadra di Karate Jugoslava. Non attecchì particolarmente, in quegli anni, in Italia probabilmente per la forte presenza sul nostro territorio dello Shotokan.
Nel 1969 il maestro Nanbu giunse per la prima volta in Canada, per salutare dei suoi discepoli; e lo stesso anno il maestro Tani gli propose di occuparsi dell'organizzazione del terzo campionato del mondo di Karate che avrebbe avuto luogo a Parigi nel mese di ottobre.

Il giorno dopo il campionato, il maestro Nanbu ruppe definitivamente con lo stile Shukokai, poiché si era accorto che, essendo uno stile essenzialmente competitivo, i suoi seguaci finivano per praticare solamente le tecniche più redditizie per la competizione, e, cioè lo Tsuki (colpo di pugno diretto) e il Mae-Geri (colpo di piede di fronte), lasciando da parte le altre tecniche come il Yoko-Geri (colpo di piede laterale) e il Mawashi-Geri (colpo di piede con traiettoria circolare) più difficili da applicare durante la gara.
Questo modo di combattere era divenuto cosi rigido e schematico che un esperto di Shukokai poté un giorno dire:
"Questo metodo, in sé eccellente purtroppo non ha saputo fare altro che fabbricare handicappati".
Conscioe dei limiti del Shukokai, il maestro Nanbu ripartì per il Giappone, e dopo lunghi mesi di riflessione e di meditazione trovò la soluzione dei suoi problemi, fondando il suo stile personale, che chiamò SANKUKAI.
Quando il Sankukai prese la sua fisionomia definitiva, il maestro Nanbu sottopose le sue conclusioni a un istituto riconosciuto ufficialmente, che ne studio i rapporti di forza e la dinamica dell'energia.

La conclusioni che gli esperti trassero furono ottime; infatti essi approvarono il nuovo stile poiché  mostrava chiaramente che si potevano migliorare in maniera considerevole:

1 - la parata del colpo avversario
2 - la velocità di esecuzione 
3 - la forza con la quale si porta risposta
4 - la ricchezza di spostamenti e schivate al posto dei bloccaggi classici
5 - il modo (molto diverso) di portare gli ATEMI.

Grazie all'inesauribile energia e alla serenità del maestro Nanbu, il Sankukai mise radici in Giappone, in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna, in Germania, in Norvegia, in
Marocco, in Svizzera, in Belgio, in Messico, in Guatemala e in Canada.
Se il karate è soprattutto una scuola che forma l'uomo, la competizione tuttavia ha la sua importanza educativa nella veste dell'emulazione.

 

lo Tsuki, di Shigeru Egami

SanKuKai Do

Da uno scritto del Maestro Shigeru Egami, di cui ho perso la fonte originale, e che viene riportato in moltissimi siti in rete.

Ho voluto sapere se il mio tsuki fosse veramente efficace o no, e come bisognava fare per ottenere uno tsuki efficace.
Ma non potevo provare su qualcuno.
Non avevo che una soluzione: invitare persone di ogni genere a colpirmi con tutta la loro forza sul ventre per studiare la qualità dei colpi.
Ho ricevuto colpi da karateka, pugili, kendoka, judoka, ecc...

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